itinerari costieri


Questo tratto di costa della Sicilia sud-orientale, è fra i più interessanti dell’isola, per il meraviglioso mare, con l’acqua trasparente e cristallina e di un particolare colore che va dal verde smeraldo all’azzurro intenso; belle e raccolte spiagge con sabbia fine e dorata, alternate a coste a falesia con scogli, dove è meraviglioso immergersi. Una costa dove fino ad autunno inoltrato è quasi sempre possibile fare il bagno, quando il caldo sole Mediterraneo fa sentire la sua presenza ( come latitudine questo tratto di costa è al di sotto di Tunisi) e la costa offre spettacoli incomparabili. Clima, flora, fauna, cielo e mare sono molto particolari con alcune delle spiagge più lunghe, belle e selvagge di tutta la Sicilia. E’ stato anche fra i tratti di costa scelto dai tanti popoli che nei millenni hanno abitato la Sicilia e non solo per la ricchezza del territorio ma anche per la bellezza del suo mare e per il fascino che questa terra ha da sempre esercitato su tutti. Un percorso ideale si può dividere in diversi tratti, che permettono una visita particolareggiata non solo delle spiagge, del mare, della flora e della fauna.

I Macconi

Il fiume Dirillo, che segna il confine fra la provincia di Ragusa e quella di Caltanissetta, della quale si intravedono già le alte ciminiere del centro petrolchimico, scorre fra ricchi canneti, ed ha ormai poca acqua e quindi arriva quasi impantanato nel Mediterraneo. Cominciano da qui i “Macconi”, le dune di fine sabbia bianca, che dalla foce del Dirillo arrivano fino a Scoglitti, e che un tempo erano molto più estese di oggi. Il diffondersi della coltivazione in serra (quasi 20 Km.) in pochi decenni ha ridotto il numero e le dimensioni di queste meravigliose dune, che una volta erano anche meta della riproduzione della tartaruga “Caretta caretta”. Sembra che da alcuni anni questo splendido animale sia tornato a depositare le uova in questa zona. Le creste di queste dune, a volte anche molto alte, sono consolidate da ginepri, da mesembriantemi e da fichi degli Ottentotti. Nelle parti più basse delle dune si trovano associazioni di ruchetta marittima e santolina delle sabbie. Ma una delle piante più caratteristiche dei Macconi è la Retama (Retama retam), una ginestra bianca e profumata dai frutti drupacei, che cresce spontanea anche nelle coste del Nord Africa. I pochi esemplari che ormai restano sono costretti a vivere in un ambiente sempre più ostile, visto che l’uomo cerca di sfruttare queste dune nei modi più disparati. Bellissimo è lo spettacolo offerto dagli stormi di anatre marzaiole, germani reali e codoni, che spesso sorvolano le dune e tutta la costa. Nei mesi primaverili, invece, si notano numerosi uccelli come quaglie, tortore che dalla costa africana arrivano sui Macconi per trovare rifugio e nutrimento. Tutta questa zona prende il nome di Costa Greca, divisa a sua volta in tante piccole parti: Baia Esperia, Baia Eubea, Baia Fenicia, Baia Dorica, con piccoli insediamenti abitativi per la stagione estiva, ma ricchi di serre che a volte impediscono l’accesso al mare e che hanno in parte alterato l’antico paesaggio dei Macconi. Al centro di questo paesaggio di trova Marina di Acate, piccolo centro balneare che sta cominciando a muovere i primi passi come centro di villeggiatura estiva, stretto com’è dalla presenza della vicina Scoglitti. Si arriva quindi a Scoglitti, frazione a mare di Vittoria, dove si trova una rilevante flotta peschereccia. Superata Scoglitti si succedono una serie infinita di spiagge alternate a zona a scogliera. La spiaggia prima di Scoglitti, ampia e spaziosa si chiama Riviera di Gela, quella successiva, fino alla foce del fiume Ippari, con sabbia ricca di resti d conchiglie è chiamata Riviera di Kamarina.

Il Posidonieto

La prateria di Posidonia è una delle biocenosi più estese dell’infralitorale dei fondi mobili. Queste piante possiedono robusti rizomi, con numerose radici che si affondano nel terreno e che, oltre a fissare la pianta al suolo, hanno la funzione di trarre dal terreno l’acqua ed i sali indispensabili alla sua vita. Queste praterie a Posidonia formano un ambiente ideale per moltissime specie epifitiche. Le foglie delle Posidonie offrono riparo e nutrimento ai giovani di molte specie di pesci che da adulti vivono sui vicini fondali sabbiosi o fangosi o sulle scogliere. La Posidonia è condizionata oltre che dalle caratteristiche delle acque anche dalla natura del terreno, essendo una pianta provvista di radici. Vive prevalentemente su sabbia ricca di componenti organici derivati da detriti di alghe. I rizomi delle Fanerogame marine crescono di solito in senso orizzontale, il che contribuisce alla loro diffusione, ma nella Posidonia si osserva anche un’ accentuata crescita verticale, che consente alle piante di non venire sommerse dai sedimenti. Infatti fra i rizomi si accumula rapidamente un sedimento grossolano, visto che la chioma della Posidonia fa da filtro alle particelle in sospensione o trasportate dalle correnti. Quindi la pianta reagisce a questa progressiva sommersione con una crescita verticale dei rizomi. In questo modo si formano delle terrazze marine che crescono di circa un metro ogni cento anni.
Caratteristica delle Posidonie è la formazione di palle, chiamate Palle di Nettuno dovute allo sfibramento della pianta, alla loro unione ad altri elementi come pezzi di conchiglie e residui marini, assemblati tutti dal moto ondoso. Questi posidonieti si trovano in alcuni punti del litorale ibleo, fra la foce dell’Irminio, Punta Braccetto e Scoglitti. In questo tratto di costa sorge Marina di Ragusa, una delle stazioni balneari più ricche e servite di tutta questa costa meridionale della Sicilia.

Da punta Cammarana a Marina di Ragusa

Segue Punta Cammarana, una eminenza argillosa, dove nell’antichità i coloni greci fondarono la mitica Camarina.
Oggi su questo promontorio, che in parte si sta sfaldando per la continua azione erosiva delle onde, oltre ai resti dell’antica città e alle mura di difesa, si trovano piante che si sono adattate all’ambiente salmastro, come spazzaforno, mesembriantemi, centaurea, giglio marittimo, palma nana e, nella zona presso la foce del fiume Ippari, altre piante di tipo alofilo, come ravastrello marittimo, salsola e giunchi. Nella parte terminale dell’Ippari i Greci costruirono il “Porto-Canale”, con banchine disposte a spina di pesce per l’attracco di navi onerarie. Per proteggere il porto-canale dalle mareggiate fu eretto anche un antemurale, i cui resti sono ancora visibili appena sotto il livello delle acque del mare, presso il promontorio argilloso di Cammarana.

A questo punto si susseguono una serie di promontori intercalati da belle spiagge semilunari, dove è piacevolissimo fare il bagno. Segue Punta Randello, e la zona di Passo Marinaro, nelle cui pareti calcaree a falesia si trovano magnifici esemplari di erba cristallina, mesembriantemi, inula, finocchio marittimo, salsola, spazzaforno e vari tipi di graminacee oltre a piantaggine marittima, giglio marittimo e fiordalisi. Interessante è anche il tratto di costa dove si trova Punta Braccetto, una striscia calcarea che si insinua nel mare ricca di associazioni vegetali cespugliose, come erica, cisti e piante alofile che possono contrastare la salsedine. Nella punta estrema fu costruita alcuni secoli fa una torre di avvistamento a base quadrata (Torre Vigliena) e, durante l’ultima guerra, una trincea, in parte visibile ancora, che avrebbe dovuto difendere la costa da eventuali sbarchi nemici. Superata tutta una serie di zone adibite alla serricoltura, si arriva a Torre di Mezzo, una zona che ha preso il nome da questa torre, fatta costruire ai primi del ‘600 dai Celestri, per la difesa della costa. La torre, tutta costruita in conci di calcare con forte scarpata, oggi si presenta in parte diroccata, ma recentemente è stata restaurata. Lungo la costa si incontra ancora Punta Secca, l’antica “Marsa Sicca”,esistente già al tempo dei Celestri, ma molto frequentata nel periodo estivo per le sue belle spiagge. Il faro, alto 34 metri, fu costruito nel 1853, domina il piccolo porticciolo che ospita diverse imbarcazioni da diporto e le barche di una quindicina di pescatori che ancora vivono con le risorse che vengono dal mare. Qui si trova l’antica torre di Scalambri, oggi privata, e che nei secoli passati, assieme ad altre serviva per la difesa della costa, dagli attacchi pirateschi. Di fronte si trova una bella casa, che in una a fiction televisiva di grande successo, serviva come abitazione del Commissario Montalbano.
Questa torre assieme a quella di Mezzo e a quella di Punta Braccetto, servivano per segnalare in tempo agli abitanti delle zone interne l’arrivo di pirati barbareschi, che molte volte si spingevano fino ai paesi interni. Segue quindi la costa di Caucana,dove si trova il “Parco archeologico di Kaukanae”, e quindi Casuzze e infine Marina di Ragusa.
 Questa grossa borgata di Ragusa è collegata con il capoluogo da una scorrevole superstrada, che supera masserie, carrubeti, e verso il mare, un gran numero di serre, che sono una nuova fonte di ricchezza per gli abitanti.
Negli ultimi decenni Marina di Ragusa ha conosciuto un intenso sviluppo turistico - balneare, ampliando in modo considerevole la sua estensione urbana e la sua ricettività con camping, alberghi e ristoranti tali da rendervi piacevole il soggiorno turistico.
Fino al 1928 il suo nome era Mazzarelli (da Marsarella o piccola Marsa, che in arabo significava porto, quindi (“piccolo porto”), e la sua attività principale consisteva nella sua rada, che un tempo era molto attiva per l’esportazione della pietra asfaltica, per l’imbarco delle carrube, dalle quali viene estratto l’alcool; oggi è purtroppo, quasi completamente inattiva, perché serve solo qualche motopeschereccio per la pesca. Il centro si è sviluppato prevalentemente attorno alla torre cinquecentesca, che, fatta erigere dal Cabrera per la difesa della costa, resta l’unico monumento antico del centro abitato. Nello stesso spiazzo della torre è stato eretto un semplice Monumento ai Caduti. Il ridente centro è ormai abitato tutto l’anno da alcune migliaia di abitanti, che hanno abbandonato l’antica attività peschereccia, per dedicarsi a quella agricola, trasformando centinaia di ettari di terreno quasi incolto in area di coltura intensiva di primizie ortofrutticole, come carciofi, finocchi, pomodori ecc. esportate sia in Italia che in Europa. L’accogliente borgata è meta incessante nelle domeniche invernali e nei mesi della buona stagione di Ragusani e non, che qui vi hanno costruito la loro seconda casa. Lungo il suo bel lungomare, ricco di bei negozi, bar, ristoranti, nei freschi pomeriggi estivi è piacevolissimo passeggiare, godendo della brezza marina.

Da Marina di Ragusa a Punta Regilione


Poco oltre si arriva alla Riserva naturale della Macchia Foresta della foce del fiume Irminio. Secondo documenti storici, fino alla fine dell’ottocento, tutta l’area compresa fra l’antica Mazzarelli, l’odierna Marina di Ragusa e la zona di Playa Grande e verso l’interno fino alle modeste alture di Castellana e di Cancellieri, era zona paludosa e malsana, con zanzare che trasmettevano malaria e aria non certamente salubre. Fu deciso quindi di bonificare la zona e recuperare terreni all’agricoltura che grazie alle sostanze nutritive delle ex zone paludose, avrebbero consentito una elevata produttività.
Oggi non esiste più la palude e quel meraviglioso biotopo che si era creato nel tempo grazie ad una serie eccezionale di eventi climatici, geologici e ambientali ormai si è ridotto alla vegetazione ripariale della foce, alle dune litoranee che corrono parallele alla linea di costa, alle depressioni retrodunali dove si trovano diverse specie floreali e alla costa rocciosa della località Croce. Quello che oggi resta della macchia - foresta della foce del fiume Irminio è la grande varietà di specie vegetali presenti in così poco spazio e gli adattamenti che queste specie hanno dovuto adottare per sopravvivere ad ambienti difficili dove prevale la sabbia e la salsedine, vista la vicinanza al mare. Dalla linea di costa procedendo verso l’interno si trova una zona sabbiosa dove si trovano piante alofile e anitrofile, quindi le prime dune appena fissate successivamente le dune più grandi dove vegetano magnifici esemplari di ginepro, efedra ed altre piante cespugliose.
Dopo alcune depressioni dove vegetano diverse piante e tamerici si trova la zona retrodunale con alte piante di lentisco e quindi le radure dove vegetano diverse piante erbacee e cespugliose. Procedendo lungo la costa si incontra il villaggio di Playa Grande, che si popola soprattutto in estate e che si sta dotando di moderne attrezzature per un ottimo soggiorno estivo. Segue Donnalucata, frazione di Scicli, che ha delle origini antichissime e molte sono le congetture sull’etimologia del suo nome. A Donnalucata si trova il Santuario della Madonna delle Milizie, a ricordo dell’episodio della battaglia dei Normanni contro i Turchi, che si svolse in questa zona. Oggi il tempio si presenta con antiportico e una semplice chiesa. Altro monumento importante di Donnalucata è il suo Duomo, che fu costruito nel 1883, con blocchetti di calcarenite chiara. Interessante è anche il bel palazzo neogotico appartenuto alla famiglia Mormina e ora adibito a delegazione comunale. La borgata possiede delle ampie spiagge dalla morbida sabbia: l’ideale per una piacevole vacanza estiva. Oltre alla pesca, un’altra risorsa del centro abitato è la coltura in serre, che hanno ormai invaso ampie zone del litorale. Questo paesaggio ci accompagna, man mano che si scende verso Sampieri. Si attraversa la spiaggia di Micenci, lunga diversi Km.; si passa per Cava d’Aliga, dove la spiaggia cede il posto agli scogli e dove si è creato un altro centro abitato, soprattutto per il turismo balneare estivo.
Nella costa a falesia si aprono alcune grotte naturali, e la più grande, chiamata “grotta dei pirati”, permette anche di entrarci dentro. Proseguendo si arriva quindi a Sampieri, un antico villaggio di pescatori del quale si conserva ancora il nucleo originario, con case basse, strade basolate, scorci pittoreschi con belle viste sul mare e un arioso lungomare con ampia vista sul Pisciotto. Qui si notano subito i grandi resti dell’antica fabbrica di mattoni costruita agli inizi del Novecento, distrutta quindi da un incendio e della quale restano oggi suggestivi resti con l’antica fornace, l’alta ciminiera e la fuga degli archi.
Magnifico esempio di archeologia industriale iblea ( più volte inquadrato nella fiction televisiva del “Commissario Montalbano”). Belle e interessanti sono le successive spiagge di Arizza, Bruca e Cava d’Aliga. Segue la Costa di Carro, con piccola e raccolta spiaggia di fine sabbia bianca, colonizzata da grossi cespi di palma nana e lentischi. Si arriva così a Marina di Modica con lunga ed ampia spiaggia di fine sabbia dorata, compresa fra la scogliera di Punta Regilione e la grande Piazza Mediterraneo, sede di coinvolgenti manifestazioni durante il periodo estivo. Nella scogliera più bassa si vedono ancora le bitte scavate nella roccia nei secoli scorsi per ormeggiare le barche o per tirarle a secco; mentre nella parte più alta della falesia si aprono delle zone più ricche di humus, dove si sono adattate delle agavi, lo spazzaforno, dei fichidindia e delle opunzie, ma soprattutto una vasta radura ricca di orchidee (Barlia Roberthiana), che fioriscono fra dicembre e gennaio.
Sono presenti anche altre piante, come inula, mesembriantemi, centaurea, ravastrelli, che ben resistono all’azione della salsedine. Interessante è la zona a scogliera, che ha conservato delle raccolte conche d’acqua, dove le onde hanno scavato con la forza erosiva gli strati rocciosi più bassi.

Da punta Regilione alla Marza

Compresa fra il porto di Pozzallo e Marina di Modica, si trova la spiaggia di Maganuco, un’ampia e bella falce di sabbia finissima con ai lati delle zone di scogliera bassa. Belle sono alcune dune, che diverse piante pioniere hanno già iniziato a consolidare. Fra questa piante si trovano la calcatreppola ametistina, il ravastrello marittimo, lo sparto pungente e, verso l’interno, alcune zone umide ricche di salicornie, giunchi ed enula, utili come aree di sosta per gli uccelli migratori.
Nelle parti più interne dell’ampia spiaggia si trovano diversi esemplari di acacie, sotto le quali crescono rigogliose alcune graminacee e piante erbacee. Nella parte orientale della spiaggia si trovano le moderne strutture del nuovissimo porto di Pozzallo. Pozzallo poi, è l’unico centro marittimo della provincia di Ragusa, dove si può visitare la stupenda e superba Torre Cabrera, fatta costruire nel XV secolo, per proteggere il Caricatore e oggi simbolo di questa industriosa cittadina. In estate vi si svolge l’”Estate Pozzallese”, un mese di manifestazioni artistiche che hanno il loro clou nella Sagra del Pesce.
Anche Pozzallo ha antiche origini, ma la sua storia inizia quando i conti di Modica usarono il suo porto come “Caricatore”, per spedire le marci della Contea in Spagna. Per difendere il porto dagli attacchi dei saraceni si costruì una torre, che ancora oggi rappresenta il simbolo della città. Per molti secoli la cittadina è stata frazione di Modica, fin quando nel 1829 con decreto regio la cittadina è divenuta comune indipendente. Interessanti sono le spiagge di Pozzallo, quella di Pietre Nere, costituita da sabbia soffice e dorata, servita da stabilimenti balneari e di tutti i confort per un ottimo soggiorno. Ampio e confortevole è il Lungomare, dove si specchia la superba torre Cabrera, fatta costruire dai conti di Modica per proteggere il porto della contea dagli attacchi barbareschi e oggi simbolo storico e di aggregazione della città. Altra spiaggia molto frequentata è quella di Raganzino, a forma di falce, prima del nuovissimo porto commerciale. Segue la lunga spiaggia di Santa Maria del Focallo, con il Villaggio turistico di Marispica. Appena al largo si staglia fra cielo e mare l’isola dei Porri che dista appena due Km e mezzo dalla spiaggia di Santa Maria del Focallo, è costituita da tre isolotti, quasi completamente spogli di vegetazione per le proibitive condizioni ambientali che impone la salsedine. Lo scoglio più lungo misura circa 150 metri e largo 125, la sua altezza è non più di 5 metri, e con una estensione di circa 1000 mq., ma l’Albo vi elencò circa 19 piante erbacee e la più importante e diffusa è l’Alliumampeloprasum, chiamato in dialetto porro, e proprio da questa pianta ha preso il nome. Da diversi anni l’isola è ormai zona protetta ed è Riserva Naturale Integrale. Nel 1989 sull’isola vennero trovati scheletri umani, uno dei quali completo fino ai femori e risalenti intorno al 900 1000 d. C. quando l’isola era abitata da pirati, che usavano questi scogli come base per le loro scorrerie lungo la costa.
Al centro dello scoglio più grande troviamo un vecchio faro alimentato da pannelli solari che segnala instancabile la sua presenza alle navi. Tutta la piattaforma calcarea della grande isola assieme agli altri scogli, Iannazzo e Secche di Circe, offrono uno spettacolo sottomarino di grande bellezza e suggestione. Mentre fino a qualche decennio addietro era possibile vedere aragoste, astici, cernie, dotti e dentici, oggi queste specie sono molto ridotte, mentre è facile trovare, saraghi, scorfani, murene, triglie di scoglio, ricciole, gronchi e poi ricci, patelle, granchi, vari tipi di uccelli e gabbiani. Si arriva quindi nella zona di Ciriga, dove stupendi sono i faraglioni che le onde del mare hanno formato, creando un paesaggio di favola, con piccole e raccolte spiaggette alternate a coste alte ravvivate da agavi, spazzaforno, palma nana, cisti e altre piante alofile. Si prosegue, e sulla destra una deviazione ci permette di visitare Punta Castellazzo con sulla sinistra la bella falce della Costa Ambra e sulla destra una caletta con sabbia fine e dorata, delimitata dalle bianche scogliere costituite da trubi, un calcare marnoso.
Nella punta, battuta incessantemente dal moto ondoso, si trovano i resti di un faro, ma soprattutto le tombe, ora coperte, che facevano parte di una grande necropoli che sarebbe appartenuta all’antica città di Apolline, che si sarebbe trovata lungo la costa mentre la zona di Porto Ulisse sarebbe stato il porto della stessa. Certamente i marosi stanno distruggendo pian piano tutta questa costa, mentre hanno portato alla luce diverse di queste sepolture. La flora di questa penisoletta è costituita da inula, spazzaforno, salsola, ceppitoni, lentischi, vari tipi di graminacee, la malva e la mandragora.

I Pantani

In questa zona, dove una lapide ricorda lo sbarco americano del luglio 1942, chiamata della Marza si trovano dei pantani, usati dagli uccelli migratori come luoghi di sosta.Di particolare importanza sono il Pantano Bruno e il Pantano Longarini. Una volta più estesi e ora molto ridotti per i prosciugamenti apportati con le bonifiche, si trovano a ridosso delle dune costiere, nelle naturali depressioni del terreno, e sono formati sia dalle acque marine che filtrano fra i permeabili strati sabbiosi, sia dai piccoli corsi d’acqua che non riuscendo a defluire fino al mare, ostacolati dalle dune, si impantanano. Le acque sono basse e ricche di canne palustri e di giunchi, con rari pioppi nelle zone marginali e tutta una serie di piante alofile. I margini sono coperti di salicornie e salsola, dalle cui ceneri si ricavava la soda, e da salici bianchi, da ontani e da arbusti vari. Tutta l’area paludosa ricca di anellidi, lombrichi, crostacei e molluschi ospita una gran quantità di uccelli in cerca di cibo fra le sue acque, ed è facile vedere oltre i trampolieri, il tarabusino, anatre, germani reali, alzavole, morette tabaccate, i migliarini di palude, i beccaccini e le rondini di mare, il falco pescatore, il falco di palude, ecc.. Nel periodo estivo per la forte evaporazione e lo scarso apporto di acque i pantani si seccano quasi completamente e appaiono come una distesa piatta, appena rotta da cespugli di salicornie e statici. Questi pantani costieri sono molto utili perché nelle loro acque basse e ricche di nutrimento consentono la sosta e l’alimentazione di molti uccelli migratori. Negli ultimi anni sembra che alcuni trampolieri oltre che fermarsi per cercare cibo abbiano iniziato a nidificare.

 

Isola dei Porri

L’isola, che dista appena due Km e mezzo dalla spiaggia di Santa Maria del Focallo, è costituita da tre scogli, quasi completamente spogli di vegetazione per le proibitive condizioni ambientali che impone la salsedine, acquattati tra le onde e battuti dai venti e dalle schiumose onde del mare che lo vanno via via consumando con il trascorrere delle stagioni. Lo scoglio più grande, lungo circa 150 metri, largo 125 e alto non più di 5 metri, ha una estensione di circa 1000 mq.. L’Albo vi elencò circa 19 piante erbacee, fra le quali la più importante e diffusa è l’Allium Ampeloprasum, che, chiamato in dialetto porro, dà il nome all’isola. Da diversi anni essa è stata inserita nel Piano Regionale Parchi come zona protetta ed è dunque stata dichiarata Riserva Naturale Integrale e non è più possibile visitarla all’interno. Al centro dello scoglio più grande troviamo un vecchio faro che, alimentato da pannelli solari, segnala instancabilmente la pericolosità di questo tratto di mare. Tutta la piattaforma calcarea sia dell’isola più grande che degli altri scogli, Iannazzo e Secche di Circe, offre uno spettacolo sottomarino di singolare bellezza e suggestione, abitato com’è da una ricca fauna sottomarina. In particolare è facile reperire popolazioni di lattughe di mare, coralline rosse e ricci che si attaccano agli scogli sommersi. Fino a qualche decennio addietro era possibile vedere presso l’Isola dei Porri aragostelle, astici, cernie, dotti e dentici, oggi queste specie sono molto ridotte, mentre è ancora facile trovare, saraghi, scorfani, murene, triglie di scoglio, ricciole, granchi e patelle, nonché vari tipi di uccelli marini e gabbiani. Sull’isola, nel 1989, alcuni giovani notarono la presenza di ossa umane e hanno così riportato alla luce uno scheletro completo fino ai femori, di grandi dimensioni. In seguito, ricerche fatte dalla Soprintendenza hanno riportato alla luce una quindicina di loculi con altri scheletri di persone di età giovane e due di essi di grande corporatura (circa 2 m. di altezza). Si presume che questi scheletri siano databili intorno al 900-1000 d.C., quando l’isola era abitata da pirati che di frequente utilizzavano gli scogli come punto d’appoggio per le loro scorribande sulle nostre spiagge alla volta di ricchi bottini.


 

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